mercoledì 30 dicembre 2009

I capelli biondi di Lucrezia Borgia


“Sono i capelli più biondi che si possano immaginare e che mai ho visti di così biondi”, scriveva il poeta romantico inglese lord George Gordon Byron a proposito della ciocca di capelli di Lucrezia Borgia (1480-1519) che vide a Milano quando, ventottenne, vi giunse nell'ottobre del 1816.
All'epoca i capelli erano chiusi in un cofanetto di vetro conservato assieme alla corrispondenza amorosa intrattenuta dalla figlia del papa Alessandro VI, il valenciano Rodrigo Borgia, con il letterato e poi cardinale Pietro Bembo.
Tre settimane dopo, da Verona, Byron scriveva ancora all'amico John Murray dicendogli che era riuscito a corrompere il custode dell' Ambrosiana e a farsi dare uno di quei capelli e che lo teneva “come una reliquia”.
Tanto entusiasmo si può forse spiegare con qualche affinità fra la leggenda più tenebrosa di Lucrezia, presunta amante del padre e del fratello, e la spregiudicata vita di Byron, accusato di una relazione incestuosa con la sorellastra Augusta Leigh, accusa che costò al poeta l'allontanamento dall' Inghilterra.
Da allora, per tutto l' Ottocento, la ciocca divenne una passione feticistica, uno dei miti romantici, nonché la principale attrazione di letterati e poeti che passavano a Milano. Nel 1845 “la reliquia” accende la fantasia di Gustave Flaubert, l'autore di Madame Bovary; dieci anni dopo fa sognare i fratelli Edmond et Jules de Goncourt e si narra che il principe Giorgio di Prussia avesse inviato a Milano due ufficiali per ammirare la ciocca e farne un resoconto. Ma come sono arrivati questi capelli a Milano? Esattamente non si sa: alcune fonti dicono che la ciocca fosse stata ritrovata fra le carte del Bembo, ma nel 1859 il conservatore del museo dove è custodita, escludeva la circostanza. L'unico fatto certo è che la ciocca è presente negli inventari manoscritti fin dal 1685.
Nel 1928, non senza un po' di fastidio per tanto interesse feticistico, si decise di trovare un espositore adeguato alla bionda ciocca e Alfredo Ravasco, scultore e gioielliere molto in voga nella Milano degli anni '30, realizzò l'attuale teca (alta 30 centimetri) con una base in malachite e ai due angoli inferiori, appesi ad una catenella di perle, due medaglioni con l'insegna araldica dei Borgia: un toro.
Ma dove si trovano questi capelli che l'innamorato Bembo celebrava come “più simili ad oro che altro?” La ciocca di capelli è conservata alla Pinacoteca Ambrosiana.
Pinacoteca Ambrosiana
piazza Pio XI, Milano
tel. 02.80.69.21;
ingresso euro 7,50,
ore 10-17,30;
lunedì chiuso, venerdì gratuito


Teca in vetro, bronzo e malachite contenente
una ciocca di capelli di Lucrezia Borgia

Omaggio a Montanelli. 1909-2009: storia di un uomo in 45 scatti d'autore


L’esposizione “Omaggio a Indro Montanelli 1909 – 2009” è curata da Mario Cervi e Luigi Mascheroni ed è promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune, in collaborazione con le Civiche Raccolte Storiche, Palazzo Reale e l’agenzia Contrasto.
Una selezione di 45 scatti racconta la vita, gli incontri, il lavoro di Montanelli ed attraverso questi si ripercorrono cento anni di storia italiana. Le immagini sono di Guido Harari, Giorgio Liotti, Giuseppe Pino, Giancolombo, Ferdinando Scianna.
“Curare una mostra di immagini montanelliane è il mestiere più facile del mondo”, spiega Mario Cervi. “Indro pareva nato apposta per essere fotografato. Tutto aiutava in lui. L’alta statura, il corpo filiforme, l’eleganza ossuta delle mani che artigliavano idee e battute. E soprattutto quel volto che avrebbe fatto invidia, per come forava l’obiettivo e per come rifletteva i sentimenti, a un Eduardo De Filippo. Passava, il volto di Indro, dal sorriso al cipiglio, dalla tenerezza alla tristezza, dalla riflessione alla severità”.
Accanto alle fotografie sono riportate frasi di Montanelli tratte da articoli, libri, trasmissioni televisive, interviste, ma anche ascoltate e “tramandate” dai redattori de Il Giornale, quotidiano che fondò e diresse fino al 1994.

Museo di Storia contemporanea
Via Sant'Andrea, 6 - 20121 Milano
MM1 San Babila - MM3 Montenapoleone
Tram 1-2 / Bus 94

24 dicembre 2009 - 31 gennaio 2010

SEGRETERIA
Tel. 02 884 65933 / Tel. 02 76006964
Fax 02 783797

INFO
Visite alle mostre:
tel. 02 884 65933 / 64176

I Legnanesi in “Oh Vita...Oh Vita Straca”


di Felice Musazzi e Antonio Provasio
con Antonio Provasio, Enrico Dalceri, Luigi Campisi
regia di Antonio Provasio

Dopo lo straordinario successo della scorsa stagione, che ha visto I Legnanesi festeggiare al Teatro Ventaglio Smeraldo i loro sessant’anni, la sgangherata famiglia Colombo ritorna più in forma che mai con “Oh Vita… Oh Vita Straca”.
La crisi c’è e si sente: i conti non tornano mai e la pensione non basta più. La Teresa si improvvisa tuttofare e si inventa nuovi modi per arrivare alla fine del mese.
Con le sue immancabili frecciate e perle di saggezza, Teresa tira le fila della famiglia e cerca così “lavori alternativi”: dai posteggiatori di biciclette al parco di Legnano, fino a diventare secondini del carcere di San Vittore nel bel mezzo di una rivolta carceraria. Insomma, i Colombo le provano tutte.
Ma anche in questo caso i risultati non sono quelli sperati, l’economia domestica non viene rilanciata e alla fine la famiglia Colombo si ritrova nella solita realtà quotidiana del suo amato cortile, un luogo dove solo loro tre e le immancabili Pinette, Carmele e Mistiche sopravvivono a tutto, anche al tempo che passa.
La crisi però non sfiora la fantasia, perché, come dice la Teresa, “quella non è ancora stata tassata”; la genialità della famiglia Colombo si tramuta in creatività e il trio più spassoso d’Italia si ritrova a Mosca dove, tra neve e colbacchi, la Teresa cercherà di far fortuna sperando come sempre di accasare la figlia con uno dei nuovi ricchi. E Mabilia, fedele al suo cliché, continua a sognare il suo mondo fatato, in un tripudio di meravigliose musiche e di grandi costumi.

Teatro Ventaglio Smeraldo
Piazza XXV Aprile 10
20121 Milano
Tel. 02 29 00 67 67
Info Officine Smeraldo tel. 199 177 199

martedì 29 dicembre 2009

La leggenda delle Rose Rosse

In origine le rose erano tutte bianche.
Un giorno Venere, correndo incontro ad uno dei suoi innamorati, mise un piede su un cespuglio di rose e le spine la punsero facendola strillare dal dolore.
Le rose, bagnate dal suo sangue, vergognandosi per l’offesa recata a Venere, arrossirono all’istante rimanendo così per sempre.

WE WILL ROCK YOU

the musical by Queen and Ben Elton
regia di Maurizio Colombi

Il grande successo con le canzoni dei Queen arriva in Italia. Band dal vivo. Canzoni in inglese, dialoghi in italiano.

"We Will Rock You" comprende 24 tra i maggiori successi dei Queen e riflette le performance live della storica band. Lo show che sarà in scena a Milano sarà interamente suonato dal vivo da una band di musicisti; le canzoni saranno in versione originale inglese, mentre i dialoghi saranno in italiano. L'idea dello show nasce a metà degli anni '90, quando il manager dei Queen Jim Beach propone a Brian May e Roger Taylor la creazione di un musical con le canzoni dei Queen. Nel frattempo la casa di produzione di Robert De Niro, la Tribeca, aveva già espresso interesse per un musical sui Queen. Jim Beach e la band cominciano quindi a sviluppare il progetto, portandolo avanti dapprima a New York con Tribeca, poi a Londra dove l'idea viene proposta a Ben Elton, già sceneggiatore di sitcom di enorme successo in Gran Bretagna. Elton suggerisce a May e Taylor di creare una storia originale che catturi lo spirito dei Queen. Lavora quindi a stretto contatto con la band per incorporare le loro canzoni nella storia, ma si ispira anche ad altre fonti, dichiarando di fare riferimento alla teoria del controllo del mondo da parte dei computer. La versione finale del musical è dunque ambientata nel futuro, fra 300 anni, in un luogo un tempo chiamato "Terra" e ora divenuto "Pianeta Mall", vittima della globalizzazione più totale, un pianeta dove il rock è bandito e i suoi seguaci costretti a vivere nascosti. Le audizioni per gli interpreti si sono svolte a Milano e Roma, con "final call" alla presenza di May e Taylor.

ALLIANZ TEATRO
Ufficio Informazioni
Via G. di Vittorio, 6
20090 Assago
Tel. 199 12 88 00
Fax. 02 48 85 77 518

lunedì 28 dicembre 2009

Un Popolo di Volti


PALAZZO REALE
Piazza Duomo, 12 - Milano

dal 12 dicembre 2009 al 6 gennaio 2010
ingresso libero


Un Popolo di Volti
di Ernesto Treccani

Il fatto storico da cui quest’opera monumentale prende avvio è il funerale di Stato delle vittime della strage di Piazza Fontana, nel Duomo di Milano, il 15 dicembre 1969. Treccani inizia il dipinto pochi giorni dopo la strage. Impiegherà quasi sei anni per portarlo a termine, in una lenta e meditata stratificazione di immagini.
Un popolo di volti è un’opera corale, un’infinita galleria di ritratti di persone reali. All’enorme tela si affacciano amici dell’artista, persone note e persone comuni, incontrate in quegli anni, accomunate dall’ansia di giustizia, dal desiderio di pace.
Il giorno del funerale, una folla enorme si raduna in Piazza del Duomo. Nella cattedrale non ci può essere posto per tutti.
Treccani non ha voluto dipingere lo strazio della strage, lo strazio del funerale. Ha rovesciato il punto di vista. Quel giorno, tutti guardavano verso il sagrato. In questo dipinto, invece, sono le vittime a guardare.
E nell’elegia del colore di questi volti, rinasce la speranza. Quel giorno erano in tanti. Donne e uomini fragili, nella commozione del momento. Eppure, stretti l’uno all’altro, senza saperlo, formavano un grande muro. Un muro di colore, contro il nero di quella notte calata improvvisamente su Milano.
Quest’opera è una potente testimonianza della fede di Treccani nella poetica del volto. Il volto, per un artista che ha sempre creduto nelle valenze dialogiche dell’arte, è la necessaria premessa per entrare in contatto con l’altro: “Dipingere un volto è fare conoscenza ravvicinata”, ha scritto. Il ritratto è il modo per consegnare alla memoria il fremito del volto dell’altro, per strapparlo dal buio.
Non a caso, quindi, Treccani, per tramandare la memoria di un dolore collettivo, ha chiamato un popolo di volti. Il volto è il luogo dell’individualità, l’impronta più forte dell’io. La logica degli esecutori di una strage procede esattamente all’opposto. La strage è la negazione dell’individuo, chiamato a morire per caso. La sua vita, unica e irripetibile, è bruciata cinicamente, come materiale senza valore. Una condanna a morte inappellabile, dettata solo dalla casualità di una presenza, in un certo luogo, in un preciso momento. Come alle 16.37 di quel 12 dicembre 1969. Il caso eletto a fato. La storia del singolo bruciata da una tragica cronaca destinata a farsi Storia.

Milano capitale d'Italia

Milano capitale!
Fu capitale dell'Impero Romano d'Occidente dal 286 d.C. al 400,
dal 1796 al 1799 della Repubblica Cisalpina,
dal 1802 al 1805 capitale della Repubblica Italiana
dal 1805 al 1814 capitale del Regno Italico (Napoleonico).

domenica 27 dicembre 2009

Leonardo a Milano, San Giovanni Battista

Dal Museo del Louvre a Palazzo Marino, esposizione straordinaria del S. Giovanni Battista di Leonardo da Vinci.

Oggi, 27 dicembre 2009, ultimo giorno per vedere questo inconsueto, enigmatico dipinto.
dalle 11,00 alle 19,30

La tradizione di solito rappresenta San Giovanni Battista bambino (come nella Vergine delle rocce) oppure eremita, emaciato e sofferente in mezzo al deserto: il dipinto di Leonardo invece mostra un giovane florido e sorridente.

Scheda tecnica dell'opera:
Titolo: San Giovanni Battista
Supporto: dipinto a olio su tavola
Dimensioni: 69 x 57 cm.
Datazione: probabilmente tra il 1508 e il 1513
Luogo di conservazione: Musée du Louvre a Parigi


Sfondo:
in questo dipinto monocromatico non c'è uno sfondo paesaggistico dai colori sfumati, come nelle altre opere leonardesche ma un'atmosfera cupa e tenebrosa.
La figura di San Giovanni emerge progressivamente dal fondo ed esplode nella sua tridimensionalità scultorea, incarnando il manifestarsi della luce delle tenebre.
La parte in ombra del corpo è comunque visibile per via del concetto del "lumen cinereum" della luna, cioè quel fenomeno per cui anche la parte buia viene percepita dall'occhio perchè emana luminosità.

Mano destra:
San Giovanni effettua una rotazione del braccio sovrapposto al torace e ha il dito puntato verso il cielo, un gesto che evoca un futuro evento salvifico. Le tre dita infatti sono simbolo del divino.


Mano sinistra:
il dito indice e medio di San Giovanni sono sul cuore e indicano umanità, interiorità e autocoscienza. La funzione del santo infatti, deve servire da esempio allo spettatore per meditare su se stesso.


Capelli:
San Giovanni ha una folta chioma, ornata da riccioli, simbolo di effeminatezza, ma anche testimonianza del "voto di nazireato". Il santo infatti secondo l'Antico Testamento, è "nazireo" in quanto fa voto di non tagliarsi mai nè capelli nè barba, di non bere vino e non commettere atti impuri. I capelli dunque sono simbolo di purezza.

Sorriso:
il volto di San Giovanni è illuminato dal cosiddetto "sorriso leonardesco", lo stesso sorriso familiare che Leonardo dipinge in tutte le sue opere e che cercherebbe di riprodurre quello tenero di sua madre.
Il sorriso di San Giovanni è misterioso e si rivolge in modo ipnotico allo spettatore come nel San Giovanni-Bacco e nella Gioconda.
Ma non solo, è il sorriso dei beati, di chi è a conoscenza del mistero divino e ne è il messaggero.

Pelle maculata:
la pelle con cui si copre San Giovanni è poco visibile, ma non è la classica pelle di cammello (del Battista eremita nel deserto), nè di leopardo (simbolo di paganesimo), bensì di lince.
Nel bestiario medievale è un animale che attira a sè altri animali, perchè il suo odore è irresistibile, quindi è una metafora: Gesù chiama a sè i fedeli col buon profumo delle sue parole.

West Highland White Terrier





Origine: Inghilterra

Creato oltre un secolo fa da un allevatore, il Colonnello Malcolm, che selezionò uno strano cane di piccola taglia, tutto di colore bianco per effetto dell’albinismo. Questo tipo di cane si chiamava “Terrier di Roseneath”, poi assunse il nome di “Terrier di Poltalloch” e successivamente si arrivò a chiamarlo con il nome attuale. Questa razza esordì per la prima volta all’esposizione di Cruft nell’ultimo decennio dell’Ottocento. Piacque talmente tanto alla gente che ebbe subito una grande diffusione in Gran Bretagna. Prima veniva utilizzato come cane da caccia, poi si scoprì le sue doti di fedele cane da compagnia. Il West Highland White Terrier è imbattibile nella caccia ai piccoli roditori.

Terrier di piccola taglia. La sua costruzione è robusta. Possiede un torace profondo ed arti potenti. Ha il pelo bianco, più lungo è arruffato sulla testa.

Ha un carattere vivace, molto intelligente e sempre attivo. E’ un cane dai gusti aristocratici. E’ una razza che ha bisogno di movimento e di stare insieme il più possibile alle persone che ama. E’ molto affettuoso, quasi struggente in alcuni casi. Il suo temperamento è vigile e cerca sempre di soddisfare il padrone. Coraggioso e audace. Una razza abbastanza ubbidiente. Perfetto cane da compagnia.

Tronco: molto compatto, con giusta profondità toracica e buona muscolatura. La groppa è larga e robusta.
Testa e muso: il cranio deve presentarsi leggermente rotondeggiante. La distanza tra gli occhi e l’occipite deve essere di poco maggiore rispetto alla lunghezza del muso. L’abbondanza di pelo sulla testa è importantissima. Lo stop deve essere molto pronunciato. Il muso è pieno e scavato sotto gli occhi.
Tartufo: è abbastanza largo e di colore nero. In armonia con il muso.
Denti: regolarmente allineati e completi nel numero e nello sviluppo.
Orecchie: devono essere portate rigide ed erette sulla testa. Devono essere ricoperte da pelo corto e liscio. Le loro dimensioni non devono essere eccessive.
Arti: sia i posteriori che gli anteriori devono essere in appiombo con una discreta ossatura sempre ben proporzionata alle dimensioni del cane.
Spalla: deve essere ben inclinata.
Muscolatura: di buono sviluppo in tutto il corpo.
Linea superiore: diritta e solida.
Coda: lunga circa 15 cm. Deve essere ricoperta di pelo duro, ma privo di frange. Portata il più dritta possibile.
Pelo: il mantello esterno deve avere una lunghezza di circa 5 cm e non deve mai essere arricciato. Il suo sottopelo deve essere molto denso e soffice.
Colore: bianco uniforme.

sabato 26 dicembre 2009

Kinder Art allaTriennale Bovisa (Milano)


L'ovetto della nostra infanzia nelle opere di 21 artisti

Fino al 10/01/2010
Triennale Bovisa - Galleria d'Arte
Via Lambruschini, 31 (Zona Bovisa)
20156 Milano

Da martedì a domenica dalle ore 11 alle 21
giovedì dalle 11 alle 23
Chiuso il lunedì

L'ovetto Kinder prende posto alla Triennale Bovisa, con una mostra collettiva tra cui spicca il nome di Mimmo Rotella. Non aspettativi di trovare in esposizione una semplice sfilza delle sorpresine del mitico uovo di cioccolata, visiterete piuttosto un percorso composto da opere d'arte che si sono ispirate all'ovetto.

Tutto iniziò nel 2008, quando in Kinder arrivò la segnalazione di un'opera di arte contemporanea interamente composta di sorpresine, presente in una galleria. L'azienda si è chiesta se vi fossero nel mondo altre opere analoghe e ha iniziato a raccogliere segnalazioni, in breve tempo arrivate a più di duecento.
Kinder Art è composta delle opere di 21 artisti, tutto sommato poco se pensiamo che, in quarant'anni di vita, per Kinder Sorpresa sono state studiate e create più di 5.000 sorprese diverse.

giovedì 24 dicembre 2009

martedì 22 dicembre 2009

Canto di Natale - SCROOGE


Da un celebre racconto di Charles Dickens, uno spettacolo per bambini realizzato con la tecnica del teatro d’ombra.

Un classico di Natale, nato dalla penna di Charles Dickens.
Scrooge, protagonista di Canto di Natale, è il prototipo dell’avaro e duro di cuore, preoccupato solo di accumulare denaro, che non si commuove nemmeno di fronte alla magia del Natale.
Ma nella sua casa grande e fredda, la notte del 24 dicembre cambierà la sua vita: tra sogno e realtà l’incontro con i fantasmi del passato, del presente e del futuro sarà l’occasione per riflettere su se stesso e sul proprio comportamento.
Messo in scena da Teatro Gioco Vita e dal Teatro delle Briciole, lo spettacolo mescola il mondo degli attori e delle ombre per ripercorrere i misteriosi viaggi di Scrooge nel tempo e nello spazio, alla ricerca di una moralità perduta. Una ballata con musiche e canzoni per ricordare, seppur con tono ironico e canzonatorio, la responsabilità che implica l’essere nel mondo.

Teatro Studio
Via Rivoli, 6 20121 MLANO
MM2 Lanza
22 – 30 dicembre 2009

Musiche e Canzoni Alessandro Nidi
Testi Bruno Stori
Regia e scene Fabrizio Montecchi
Disegni e sagome Nicoletta Garioni
Costumi Evelina Barilli
Con Giuseppe Fraccaro, Candida Nieri, Gino Paccagnella, Michele Radice
Luci e fonica Cesare Lavezzoli
Coproduzione Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti e Teatro Gioco Vita - Teatro Stabile di Innovazione

http://www.piccoloteatro.org/

Corteo dei Re Magi a Milano: una tradizione antichissima


A conclusione delle festività e delle celebrazioni natalizie tornerà a Milano, il 6 Gennaio 2010, l'appuntamento con la storia e la tradizione con il Corteo dei Re Magi.
Partirà da Piazza del Duomo alla volta della Basilica di Sant'Eustorgio.
Un appuntamento che dal 1300 coniuga storia e tradizione, costituendo una delle più sentite usanze cittadine in grado di coinvolgere i milanesi di tutte le età.
L'obiettivo è anche quello di valorizzare i luoghi più affascinanti della città, così come i suoi angoli nascosti e poco noti che diventano così i veri protagonisti del Natale a Milano.
I Re Magi partiranno alla volta di Sant'Eustorgio, chiesa che fino al 1164 ospitò le loro spoglie mortali, seguiti dal corteo storico, quest'anno arricchito di figuranti vestiti con suggestivi costumi. A precedere e annunciare la partenza della tradizionale sfilata, la Fanfara dei Bersaglieri che con le sue note e il suo passo svelto animerà la testa del corteo, ripetendo il suo caratteristico carosello in piazza San Giorgio e alle Colonne di San Lorenzo. A seguire la Civica Banda che preannuncerà l'arrivo del corteo vero e proprio costituito dai sei Gonfaloni delle storiche porte di Milano e da un nutrito gruppo di dame, cavalieri, dignitari, pastori e popolani in costume che accompagnerà il cammino dei Tre Re Magi a cavallo.

Costanzo a Sanremo


Maurizio Costanzo per la prima volta sarà al Festival di Sanremo. Il conduttore torna così in Rai dopo trent’anni di assenza.

«Ho accettato subito l’invito di Antonella Clerici».
Il giornalista condurrà il question time con la stampa e sarà sul palco dell’Ariston nella serata finale.

Smentita la partecipazione della moglie Maria De Filippi già presente nella passata edizione condotta da Bonolis.

Cane ROTTWEILER




Origine: Germania.

La sua origine è comune alla maggior parte dei molossidi e ha come progenitore il Mastino tibetano. Il nome di questa razza deriva da quello della città di Rottweiler, dove era molto diffuso il “cane dei macellai”, un antico cane in grado di difendere la proprietà e di fare la guardia.
Oggi è un cane molto temuto, per colpa di persone che lo acquistano solamente per avere un cane temibile, addestrandolo in modo errato. In realtà il Rottweiler, pur essendo un cane predisposto alla difesa, è fondamentalmente buono e leale sempre.

Cane di taglia superiore alla media. Il suo corpo è ben muscoloso e leggermente allungato rispetto all’altezza.
Cane compatto e molto vigoroso.
È una razza evocante forza, ma anche elasticità e grande resistenza. Corpo molto muscoloso e di eccellente tonicità. Possiede delle mascelle eccezionalmente forti.

E' un cane tranquillo, fedele con coloro che considera amici, ma si rivela un temibilissimo difensore e guardiano nei confronti di intrusi o estranei.
È una razza dotata di grande coraggio.
È dotato di un morso potentissimo.
È considerato anche un ottimo cane per la famiglia e da compagnia. È una razza interessantissima per le sue molteplici attitudini.
È facilmente addestrabile.
È un cane molto rustico e robusto, che non ha problemi particolari di nessun genere.
Si può benissimo tenere in casa, dove ama stare, ma può benissimo vivere anche all’aperto, basta che gli si assicuri un giusto esercizio fisico quotidiano.

Tronco: tronco ben muscoloso, leggermene allungato rispetto all’altezza; compatto e vigoroso, evocante forza, resistenza ed elasticità. Petto largo e profondo; dorso è diritto, robusto e teso.
Testa e muso: la testa è imponente, di media lunghezza; il muso è lungo come il
Tartufo: molto ampio, con narici ben aperte; sempre scuro.
Denti: completi nello sviluppo e nel numero. Dentatura molto forte. Collo: robusto e asciutto, privo di giogaia.
Orecchie: sono di grandezza media, pendenti, di forma triangolare, molto distanti tra loro, attaccate alte.
Occhi: sono molto scuri, d grandezza media, a mandorla.
Arti: sono bene in appiombo, di ossatura robusta, ben muscolosi.
Spalla: con buona inclinazione.
Andatura: rapida, sciolta e disinvolta. Scattante nei movimenti.
Muscolatura: di eccellente sviluppo.
Coda: la coda robusta veniva tradizionalmente tagliata corta e portata orizzontalmente. Attualmente lo standard prevede che la coda non possa più essere amputata.
Pelo: di lunghezza media, duro, compatto, aderente, disteso; presenza di sottopelo.
Colori ammessi: nero con focature ben delineate, di colore bruno fulvo saturo, sulle guance, sugli occhi, sul muso, sulla parte inferiore del collo, sul petto, sulla parte interna degli arti, sulla radice della coda.

lunedì 21 dicembre 2009

Gatto CALIFORNIA SPANGLED



Paese d'origine: Stati Uniti.

La razza è stata selezionata negli Stati Uniti, a partire dagli anni Settanta del XX secolo, da Paul Casey. L'obbiettivo era quello di ottenere un gatto docile ma con la bellezza e l'eleganza del leopardo. Nel lavoro di selezione non sono stati impiegati gatti selvatici ma soltanto gatti domestici di razza (Abissini, Manx, Siamesi, Persiani) e non, che presentavano le caratteristiche ricercate (mantello ben maculato, muscolatura longilinea ma potente). La nuova razza fu presentata nel 1986 con un grande lancio pubblicitario. Attualmente viene allevata da un ristretto gruppo di estimatori.

Le caratteristiche distintive del California Spangled sono il suo mantello magnificamente maculato e l'andatura felina che ricorda quella del leopardo, dinoccolata ed elastica. La taglia è media e il corpo è lungo, snello e muscoloso.

Vivaci ed intelligenti, amano moltissimo correre ed arrampicarsi ovunque. Necessitano quindi di uno spazio adatto. Socievoli, si adattano bene alla convivenza con altri gatti e, se abituati da piccoli, anche con il cane. Si prestano volentieri ai giochi con i bambini.

Ha bisogno di poche cure: basta una spazzolata una volta alla settimana. Durante il periodo della muta, il pelo morto può essere rimosso usando un guanto con denti di gomma. Le orecchie devono essere pulite solo se necessario con prodotto specifico. Le unghie possono essere spuntate con apposite forbicine.

La razza California Spangled viene allevata soltanto con il mantello maculato, che deve presentare le macchie ben definite, in netto contrasto con il colore di fondo. Vengono selezionati nei colori nero Silver, Charcoal, bronzo, oro e marrone. Il colore degli occhi va dal sabbia al giallo-grigiastro.
La varietà detta "Snow Leopard" (Leoprdo delle nevi) si può presentare nelle varie colorazioni ma ha sempre gli occhi blu.

Categoria: Pelo Corto.
Corporatura: media; il corpo si presenta lungo, snello e muscoloso; petto molto sviluppato.
Testa: media, con guance robuste, muso pieno e mento ben sviluppato.
Orecchie: arrotondate e alte sul cranio.
Occhi: a mandorla.
Arti: lunghi e flessi.
Coda: di lunghezza media, con diametro costante e punta arrotondata.
Mantello: corto, morbido, ben aderente al corpo sul dorso e i fianchi, ma più lungo sul ventre e sulla coda.

domenica 20 dicembre 2009

Concerto di Natale


TEATRO ALLA SCALA
Serate speciali

Cori di Natale in collaborazione con il Museo Diocesano
Coro Filarmonico della Scala, Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala e del Conservatorio "G.Verdi" di Milano

21 Dicembre 2009 ore 20,00

Da Händel a Irving Berlin, da Rossini a John Lennon.
C’è rispetto dell’occasione e ampia libertà nel programma natalizio per sole voci che precede il concerto di Natale.
Bruno Casoni ha scelto di svariare fra epoche e stili. Così, dal Settecento dell’Hallelujah non dispiacerà al pubblico saltare all’Happy Christmas che l’intellettuale dei Beatles lanciò come evergreen insieme a Yoko Ono.

Direttore Bruno Casoni
Alberto Malazzi e Marco De Gaspari, pianoforte
Lorenzo Bonoldi, organo
Gianni Massimo Arfacchia, Giuseppe Cacciola ed Elio Marchesini, percussioni
Hanna Prandl, timpani
Olga Mazzia, arpa

Coro Filarmonico
Georg Friedrich Händel
da Messiah Hallelujah

Felix Mendelssohn-Bartholdy
Laudate Pueri

Gioachino Rossini
La notte del Santo Natale Pastorale

Coro di voci bianche
Anonimo Hodie Christus natus est

S. Alfonso de’ Liguori
Tu scendi dalle stelle

Anonimo
A Betlemme di Giudea

Anonimo
Gesù Bambino è nato

Anonimo
Dormi dormi bel bambin

Irving Berlin
White Christmas

John Lennon e Yoko Ono
Happy Christmas (War is over)

Anonimo
Hodie Christus natus est

Carlo Boccadoro
Snowtime

AGRIFEST



A Spazio Arte la campagna incontra la città: un momento per conoscere i prodotti di chi, coltivando la terra e allevando animali, produce il cibo che ogni giorno consumiamo.

Agrifest è un grande mercato di prodotti agricoli dove potrai degustare, ma anche acquistare prodotti tipici di alta qualità: vini, salumi, formaggi, ortaggi, olio, marmellate...

Ci saranno anche iniziative per i più piccoli e per tutti i partecipanti un aperitivo culturale e un caldo spezzatino con la polenta. Non mancare!

Agrifest è promosso da CIA (Confederazione Italiana delle Provincie di Milano e Lodi), da Amiqua (Associazione Miglioramento Qualità della vita) ed è patrocinata dall'Assessorato al Commercio del Comune di Sesto San Giovanni.

sabato 19 dicembre 2009

LA COTOLETTA DI RADETZKY

Cotoletta o viennese?
Da molti anni gli storici della cucina dibattono sulla paternità della cotoletta: alla milanese o alla viennese?
La diatriba potrà forse apparire di poco conto, ma nel secolo scorso a Milano le polemiche a proposito sono state acerrime e, a momenti, finanche sanguinose, a causa delle evidenti implicazioni patriottiche. A sostegno dei milanesi a un certo punto è intervenuto, con una missiva indirizzata al conte Attems, aiutante di campo di Francesco Giuseppe, un uomo che proprio tenero con i lombardi non si può affermare sia mai stato: il maresciallo Radetzky. Nella lettera Radetzky afferma di aver scoperto a Milano la famosa cotoletta e ne descrive minuziosamente la ricetta.
La polemica a questo punto sembrò placarsi, poiché i milanesi interpretarono l'affermazione del feldmaresciallo come un riconoscimento di identità culturale che spesso passa anche attraverso le tradizioni culinarie. Si racconta che il conte Attems, dopo aver ricevuto la missiva di Radetzky, abbia esclamato costernato: "Ahinoi, può nuocere di più all'impero una cotoletta che le mie prigioni di Silvio Pellico - basta una cotoletta e fortificare l'animo del ribelle lombardo e a disfare la vittoria di Custoza!"

Comunque, per gli amanti della buona tavola, ecco la ricetta originale della celebre pietanza:
"Prendasi una costoletta di vitello o nodino che abbia il suo osso attaccato, altrimenti sarebbe almeno esagerato e fuori luogo chiamarla costoletta... E la si scelga né troppo grassa né troppo magra, ma più sul magro che sul grasso. La si stenda sul tagliere e col pestacarne si cominci a tormentarla dolcemente di modo che le fibrille della carne non si spappolino, ma si rompano. Quando questa operazione che può anche durare una ventina di minuti è finita, la costoletta viene fatta passare in uovo battuto, poi in pane grattugiato. Anche questa operazione va ripetuta almeno due volte per garantire una impanatura perfetta e regolare. Sul fuoco si sarà nel frattempo messo a sciogliere un grosso pezzo di butirro e poco olio di oliva finissimo, in modo da giungere alla bollitura. In esso si faranno passare le costolette che debbono, per essere mangiabili e perfette, risultare dorate in ogni loro parte. Prima di portarle in tavola, le costolette vanno finite, cioè bisogna coprire i 'manici' di ciascuna con un decoro di carta. Un tempo infatti i buoni milanesi non avrebbero per nessuna ragione al mondo rinunciato ad agguantare l'osso e a rosicchiare la saporita carne fino in fondo. Ci sembra inutile aggiungere che i contorni ideali sono l'insalata, le patate fritte alla francese, ma specialmente il risotto alla milanese. E sia eterna lode al Sacro Bue e ai doni impanabili che esso ci profonde! Nel nome del padre bue, del figlio vitello e dello spirto mucca, amen."
(Ricetta milanese dell'Ottocento, citata da C. Steiner ne “Il ghiottone lombardo”)

Cane CARLINO




Origine: Cina

Razza di cani da compagnia, di origine controversa, di piccole dimensioni (30-35 cm di altezza, 7-8 kg di peso). In Inghilterra sono detti pug e in Germania mopse, nomi che fanno riferimento al loro tipico muso corrucciato. Il nome italiano, invece, deriva da Carlo Antonio Bertinazzi, detto Carlino, un attore che era famoso nel ruolo di Arlecchino e il cui viso, nascosto da una mezza maschera nera, assomigliava al muso di un cane. Sono molossi in miniatura, quadrati e muscolosi. Hanno la testa solcata da profonde rughe, il pelo corto, liscio e lucente, di colore argento, fulvo, beige o nero. Sono astuti e sensibili, ma anche attaccabrighe. Sono soggetti a malattie da raffreddamento e hanno gli occhi delicati

Occhi: di colore scuro, molto grandi, di forma arrotondata. Hanno espressione dolce e allo stesso tempo socievole e affettuosa. Molto brillanti e pieni di fuoco quando il cane è in azione.

Orecchie: sono sottili, piccole, soffici al tocco come il velluto. Sono ammesse due forme: l'orecchio a rosa-piccolo orecchio cadente che si ripiega all'indietro per scoprire il condotto esterno e l'orecchio a bottone il padiglione ricade in avanti, con l'estremità che rimane contro il cranio, così da coprire l'orifizio dell'orecchio e diretto verso l'occhio. Quest'ultimo tipo è preferito.

Labbra: musello corto, troncato, squadrato; non retratto. Presente un leggero prognatismo inferiore. La mascella è deviata lateralmente, i denti o la lingua visibili a bocca chiusa non costituiscono difetto troppo grave. Mandibola larga; incisivi su una linea pressoché dritta.

Testa: cranio con solco frontale assente. Rughe chiaramente disegnate.

Collo: è leggermente ricurvo così da richiamare, visto di profilo, la forma di un cimiero, forte, spesso e di una lunghezza sufficiente a portare fieramente la testa.

Tronco: corto e tozzo. Dorso con profilo superiore dritto. Petto largo e dotato di buone costole.

Coda: attaccata alta, formante un ricciolo il più possibile serrato contro l'anca. Molto apprezzato un ricciolo doppio.

Manto: pelo fine, liscio, dolce, corto e lucente; non duro né lanoso. Colore: argento, albicocca, fulvo o nero. Qualsiasi colore è nettamente definito così da sottolineare il contrasto tra il colore del manto, la traccia (striatura nera che si estende dall'occipite alla coda) e la mascherina. Le macchie sono nettamente definite. Il musello o la mascherina, le orecchie, i grani di bellezza sulle guance, macchie arrotondate o a losanga sulla fronte sono il più nere possibile.

Carattere: un grande charme, molta dignità, molta intelligenza. Di umore costante, natura allegra e giocosa.

Andatura: visti da davanti, gli anteriori devono alzarsi e abbassarsi in appiombo con la spalla, con i piedi ben diretti in avanti senza girare né all'interno né all'esterno. Visti da dietro i piedi sono ugualmente parallela all'asse del corpo. Azione potente degli anteriori che si spingono molto in avanti. I posteriori si muovono molto liberamente mettendo in evidenza l'articolazione della grassella. Andatura caratterizzata da un leggero rollio del treno posteriore.


Arlecchino

Carlo Antonio Bertinazzi detto il Carlino

venerdì 18 dicembre 2009

Foto curiose: 32


Conca di Viarenna


Il nome della prima conca di navigazione milanese si compone di due parole, via e renna (che in dialetto milanese significa sabbia), per sottolineare la sua originaria funzione di via per il trasporto della sabbia e dei materiali per la Fabbrica del Duomo.
Frutto di numerose sperimentazioni, la Conca di Viarenna, costruita nel 1439 con il contributo di Leonardo Da Vinci, consentiva la libera navigazione dal Porto Laghetto di Santo Stefano, ai piedi della Fabbrica, fino a Sant’Eustorgio.
Tale canale di connessione e la relativa conca collegavano per la prima volta il fossato difensivo quattrocentesco, corrispondente alla cerchia del Naviglio Ducale, al Naviglio Grande ad usum fabricae (ad uso della Fabbrica del Duomo.
Via acqua, infatti, veniva agevolato il trasporto dei pesanti blocchi di pietra di Serizzo e di Candoglia, che nel senso della corrente giungevano dal fiume Toce, attraverso il Lago Maggiore, il fiume Ticino e il Naviglio Ticinelius, alla cattedrale di Milano.
A partire dalla data di donazione della conca di Viarenna alla Fabbrica del Duomo da parte di Ludovico il Moro (1497), si sanciva il ruolo di incentivo dell’edificio religioso sulla creazione di una monumentale opera civile: il sistema dei navigli e delle conche di connessione alla cerchia interna. Nel 1932 il Naviglio di Viarenna è stato sepolto, così come tutta la cerchia interna, mentre la Conca di Viarenna rimane, forse non sufficientemente valorizzata, con l’elegante lapide quattrocentesca, all’ingresso del Naviglio Grande. L’Associazione Amici dei Navigli ha di recente proposto di riaprire il ramo del canale di Viarenna e di riconnettere la conca alla Darsena di Porta Ticinese, per tornare a navigare uno dei percorsi storici di Milano.

POVERI MA BELLI


Dopo il successo della passata stagione Il Sistina e la Titanus ripropongono lo spettacolo firmato da Massimo Ranieri con le musiche di Gianni Togni ed ispirato al film diretto negli anni 50 da Dino Risi.
La regia è firmata da Massimo Ranieri mentre Massimiliano Bruno ed Edoardo Falcone firmano il testo, Gianni Togni le musiche e le liriche, Franco Miseria le coreografie, Marco Calzavara le scene, Giovanni Ciacci i costumi e Maurizio Fabretti le luci.
Un classico del cinema italiano, entrato di diritto nel nostro immaginario collettivo, è finalmente un musical internazionale. Più di 230 costumi e un grande allestimento scenografico, per ritrarre una Roma vitale e autentica che non c’è più. Le musiche di Gianni Togni, 34 brani e 24 canzoni, grazie ad un mix di richiami alle melodie di allora fanno rivivere la spensieratezza e la freschezza degli anni ’50. Uno spettacolo, specchio di un’Italia spensierata e intraprendente, più povera ma sicuramente più romantica. Una storia fatta di sentimenti puri e genuini, non mistificati come sono ai giorni nostri, che non mancherà di far appassionare il pubblico italiano.

“Portare in scena questa commedia musicale è impresa abbastanza ardua. Soprattutto per chi, come me, si accinge a doverlo dirigere seduto nella platea di quello che è il teatro più famoso in Italia (e, forse, in Europa) proprio per questo genere di spettacolo. L’intento è quello di proporre al pubblico una storia fatta di sentimenti puri, veri, genuini non contaminati e mistificati come sono ai nostri giorni.
Uno spettacolo fatto di attori, di musica, di balletti, di scenografie e di costumi. Tutte facce della stessa medaglia e tutte importanti allo stesso modo”. (Massimo Ranieri)

Genere: Musical
un’idea di Pietro Garinei e Guido Lombardo
musiche e liriche di Gianni Togni
testo di Massimiliano Bruno, Edoardo Falcone
coreografie di Franco Miseria
scene di Marco Calzavara
costumi di Giovanni Ciacci
disegno luci Maurizio Fabretti
con Antonello Angiolillo, Michele Canfora, Emy Bergamo, Francesca Colapietro, Samantha Fantauzzi, Walter Palamenga, Maurizio Semeraro, Rhuna Barduagni, Fabrizio Paganini

Il Balletto Daniele Arceri, Samuele Cavallo, Valentina Catania, Roberto D'Urso, Davide Marrone, Matteo Pastore, Daniela Rapisarda, Donatella Sgobba, Azzurra Tassa, Nello Torlo, Eliana Tumminelli
dalla regia originale di MASSIMO RANIERI rimessa in scena da ROBERTO BANI

Biglietti
da 30,00 Euro a 45,00 Euro
CAPODANNO: da 60,00 Euro a 100,00 Euro

30.12.2009 Ore 21:00
31.12.2009 Ore 21:30
01.01.2010 Ore 17:00
02.01.2010 Ore 21:00
03.01.2010 Ore 16:00
14.01.2010 Ore 21:00
15.01.2010 Ore 21:00
16.01.2010 Ore 21:00
17.01.2010 Ore 16:00

http://www.teatroarcimboldi.it/evento.php?evento=189

giovedì 17 dicembre 2009

CINA Rinascita contemporanea



Palazzo Reale Piazza Duomo 12, Milano
Piano terra
11 dicembre 2009 - 7 febbraio 2010

Palazzo Reale ospita un grande evento dedicato all’arte contemporanea cinese offrendo al pubblico un percorso tra oltre 50 artisti e più di 180 opere - dipinti, installazioni, sculture e video – per illustrare l’arte degli ultimi quindici anni della Repubblica Popolare Cinese.

Le opere presenti, a partire dal 1993, si dividono in sette sezioni e documentano il susseguirsi dei movimenti artistici del primo decennio del XXI secolo. In questo periodo l’arte contemporanea di quest’area geografica rompe con gli schemi tradizionali del passato portando alla ribalta un linguaggio artistico che fa riferimento a quello occidentale ma che riesce a mantenere un forte legame con la tradizione e la cultura locale.


La mostra:
Gli esordi della pittura
East Village
Tendenze tra il ‘Multimedia’ e il ‘Conceptual’
"Out of the red" generazione di fotografi
"Cartoon Generation"
"Sperimentazioni satellitari"
Video-Arte

Orari
lunedì 14.30 – 19.30
da martedì a domenica 9.30-19.30
giovedì 9.30 – 22.30

Festività
24, 31 dicembre 9.30 - 14.00 25 dicembre e 1 gennaio 14.30 - 19.30
26 dicembre 9.30-22.30
6 gennaio 9.30-19.30.

Biglietti
€ 9 intero
€ 7,50 ridotto studenti, minori di 14 anni, ultra 65enni, titolari di coupon e convenzioni
€ 4,50 ridotto speciale ridotto speciale scuole e gruppi, abbonati annuali ATM

Prevendita
24 ore su 24 tel +39.02.54917
www.ticket.it/cina


Catalogo
ORE Motta Cultura, con marchio Federico Motta Editore

La leggenda del vischio 2


Narra la leggenda che in un paese tra i monti, c'era un vecchio mercante.
L'uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva più nessun amico.
Il vecchio mercante si girava e rigirava, senza poter prendere sonno.
Uscì di casa e vide una moltitudine di gente che andava verso lo stesso luogo.
Qualche mano si tese verso di lui. Qualche voce si levò: "Fratello" - gli gridarono - "non vieni?". Fratello, a lui fratello? Lui non aveva fratelli. Era un mercante e per lui non c'erano che clienti: chi comprava e chi vendeva.
Per tutta la vita era stato avido e avaro e non gli importava chi fossero i suoi clienti e che cosa facessero.
Ma dove andavano? Si mosse un po' curioso. Si unì a un gruppo di vecchi e di fanciulli. Fratello! Oh, certo, sarebbe stato anche bello avere tanti fratelli!
Ma il suo cuore gli sussurrava che non poteva essere loro fratello.
Quante volte li aveva ingannati? Piangeva miseria per vender più caro. E speculava sul bisogno dei poveri. E mai la sua mano si apriva per donare. No, lui non poteva essere fratello di quella povera gente che aveva sempre sfruttata, ingannata, tradita. Eppure tutti gli camminavano a fianco. Ed era giunto, con loro, davanti alla Grotta di Betlemme. Ora li vedeva entrare e nessuno era a mani vuote, anche i poveri avevano qualcosa. E lui non aveva niente, lui che era ricco.
Arrivò alla grotta insieme agli altri; si inginocchiò con gli altri.
"Signore" - esclamò - "ho trattato male i miei fratelli. Perdonami".

E cominciò a piangere. Appoggiato ad un albero, davanti alla grotta, il mercante continuò a piangere e il suo cuore cambiò.
Alla prima luce dell'alba quelle lacrime splendettero come perle, in mezzo a due foglioline. Era nato il vischio.

Il ramo di vischio va conservato gelosamente tutto l’anno e lo si brucia, secondo un diffuso costume, soltanto il giorno dell’Epifania.

Cane BASSOTTO





La storia del bassotto non è ben chiara, ma si sa che parte da molto lontano, ed è arrivato così come lo conosciamo tramite continue selezioni che privilegiavano i soggetti più idonei alla caccia in tana ed in superficie, incrociando vari tipi di pelo e taglia, si sono ottenute le attuali tre tipologie di Bassotti, a pelo corto, pelo duro e pelo lungo per quanto riguarda il manto, pelo normale, nano e kaninchen per quanto riguarda la taglia. La prima esposizione ufficiale in cui comparvero i bassotti fu quella di Berlino del 1883 dove vennero giudicati in base allo standard redatto nel 1879. Sembra che i pionieri dell'allevamento e della selezione del Bassotto furono le guardie forestali e che l'allevamento fondato da Wilhelm v. Dooke, guardia forestale, fu certamente il primo della storia, 1861, dove il bassotto veniva allevato come cane da caccia.

I bassotto è un cane di piccola taglia. Il suo aspetto è aggraziato, nonostante gli arti siano molto più bassi rispetto al corpo. La distanza tra la linea inferiore del torace e il suolo è pari a circa 1/3 dell'altezza al garrese.
La testa la canna nasale sono allungate, vista di profilo si restringe in modo uniforme fino al tartufo, senza terminare a punta.
Il cranio è piuttosto piatto, si deve unire gradualmente alla canna del naso leggermente arcuata con Stop leggermente accennato.
Il tartufo è nero e ben sviluppato, le labbra sono ben tese e ben coprenti la mandibola inferiore, gli occhi sono di media grandezza, ben separati tra di loro, ovali. Di colore bruno-rosso scuro brillante, fino a bruno-nero con qualsiasi colore del mantello.
Gli orecchi sono attaccati alti, lunghi e aderenti alla guancia. Il collo è lungo e muscoloso. La gabbia toracica vista da davanti è ovale e ben estesa all'indietro. Se la spalla e l'omero hanno la giusta lunghezza e angolature, l'arto anteriore, visto di lato, copre il punto più basso della linea del petto.
La coda non è attaccata troppo alta ed è portata in linea con il profilo dorsale.
Gli arti sono molto muscolosi e asciutto, i piedi posteriori hanno quattro dita, mentre quelli anteriori ne hanno cinque, ben arcuate, con robusti cuscinetti plantari, unghie corte e robuste. Delle cinque dita quattro poggiano al suolo e il quinto è più corto.
Mantello: tutto il corpo è ricoperto di pelo ruvido ad eccezione delle sopracciglia e delle orecchie. Uniforme, fitto, ben aderente e dotato di sottopelo. Il muso mostra una barba ben pronunciata. Le sopracciglia sono cespugliose. Nelle orecchie il mantello è più corto, quasi liscio. La coda pelosa in modo uniforme e con pelo aderente. Colore: in prevalenza color cinghiale

Il bassotto tedesco è il cane da tana per antonomasia: se il rifugio sotterraneo in cui la volpe o il tasso si sono cacciati ha un'imboccatura tale da non consentire l'ingresso al bassotto, ecco che questo, con maestria e speditezza, si pone subito all'opera per allargarla. Dopodichè cerca di penetrarvi ed ecco che si allunga tutto, si tira e si raccoglie. Il bassotto da noi è considerato un cane da compagnia, intelligente e affettuosissimo. Provvisto di finissimo olfatto è solito raggiungere la tana e penetrarvi coraggiosamente, attaccando l'avversario che vi si nasconde, ma sa anche attaccare selvaggina di grossa taglia.

mercoledì 16 dicembre 2009

That's Butterfly al Castello Sforzesco




Castello Sforzesco
Sala Viscontea

fino al 10 gennaio 2010

Prima mostra monografica dedicata all’affascinante mondo di “Madama Butterfly”. Attingendo all’immenso patrimonio del proprio Archivio Storico, Ricordi espone i tesori legati alla famosa eroina pucciniana scegliendo un allestimento in grado di coniugare la bellezza di questi straordinari reperti storici con elementi multimediali e interattivi: il pubblico viene accompagnato alla scoperta del “dietro le quinte” della creazione di quest’opera per seguirne il percorso fino alla sua messa in scena.


Grazie ad un'originale idea espositiva, per la prima volta l'attenzione verrà focalizzata sulla protagonista di un'Opera. Madama Butterfly non vivrà solo nella scenografia dell'Opera ma sarà il punto centrale dell'intera mostra, intorno a cui faranno da sfondo i preziosi materiali originali della collezione dell'Archivio Storico Ricordi, molti dei quali mai esposti prima d'ora.

I visitatori potranno ammirare la partitura autografa di Puccini, le lettere, i bozzetti, i figurini, le fotografie di scena. Inoltre, i supporti tecnologici quali video ed altri elementi interattivi e multimediali, completeranno il carattere educativo e di intrattenimento di questa esposizione unica nel suo genere. La mostra sarà divisa in 5 cubi che ripercorreranno le fasi di realizzazione di un'Opera: Libretto, Partitura, Scenografia, Costumi, Rappresentazione

Apertura dalle 9.00 alle 17.30.