mercoledì 3 febbraio 2010

San BIAGIO

San Biagio, Vescovo e martire, nacque a Sebaste, città della Cappadocia Pontica ai confini dell'Armenia Minore, nel terzo secolo d.C.
Fin dalla fanciullezza si dedicò agli studi delle Lettere, della Fisica e della Medicina raggiungendo esiti brillanti che lo resero illustre e caro anche nella sua patria.
Per questi meriti culturali, ma soprattutto per le sue altissime virtù di purezza di costumi, di carità, di mansuetudine e di umiltà, il clero e il popolo di Sebaste lo acclamarono concordemente Vescovo della città.
S. Biagio accettò la dignità vescovile pur sapendo che a quei tempi essa diveniva spesso un altare su cui il Vescovo era destinato a cadere vittima di sacrificio.
Durante la dominazione dell' imperatore Diocleziano il suo ministro Agricolao sottopose la Cappadocia a una durissima persecuzione contro i cristiani; San Biagio li incoraggiava e visitava, confortandoli fino nelle prigioni.
Alla morte di Diocleziano, il successore Costantino aprì il cuore dei cristiani alla speranza della pace religiosa, ma la tregua fu brevissima a causa di un grave dissidio tra l'imperatore e Licinio suo parente che riaccese la persecuzione contro i cristiani di Cappadocia e in particolare contro i Vescovi.
Il popolo di Sebaste, preoccupato per la sorte del proprio Vescovo, convinse San Biagio a ritirarsi sul Monte Argeo in una grotta profonda dove egli visse per qualche tempo in solitudine, preghiera, contemplazione.
L' austerità della sua vita era tuttavia pervasa da una grande mitezza e dolcezza tanto che perfino le belve della foresta ne venivano conquistate e obbedivano ai suoi cenni.
Un giorno arrivarono al suo rifugio alcuni cacciatori o soldati che rimasero stupiti di fronte a Biagio assorto in preghiera, come in visione, e agli animali attorno a lui quasi in atteggiamento di riverenza. Ritornati in città riferirono al ministro Agricolao del loro incontro straordinario.
Questi, resosi conto che l' eremita era certamente il Vescovo Biagio sfuggito alla sua persecuzione, comandò ai suoi soldati che lo portassero immediatamente davanti a lui.
San Biagio li accolse come figlioli e si consegnò a loro con mansuetudine incamminandosi verso la città come verso un trionfo.
La notizia della sua cattura si diffuse velocemente e i cristiani, usciti dalle loro case, facevano ala al suo passaggio, invocando la sua benedizione.
Egli infatti benediceva tutti e i malati guarivano, così come quel fanciullo affitto da una spina di pesce conficcata nella gola, che stava per soffocarlo.
Condotto davanti ad Agricolao che lo accolse con lusinghe, San Biagio manifestò con fermezza la sua fede cristiana e ne ebbe come prima conseguenza la condanna ad essere aspramente percosso. Durante il secondo interrogatorio, Agricolao gli propose di adorare i suoi Dei e al suo nuovo rifiuto lo condannò ad un supplizio crudele.
Venne sospeso ad una trave e con grossi pettini di ferro gli aguzzini gli lacerarono le carni, mentre il sangue scorreva a rivoli ai suoi piedi.
Di fronte a questo strazio anche i suoi seviziatori si commossero mentre sette donne, che avevano dimostrato palesemente la loro compassione per lui, vennero martirizzate all'istante.
La serenità e la fortezza di San Biagio nel sopportare il supplizio raddoppiò l'ira e lo sdegno di Agricolao che ordinò gli fosse appeso al collo un pesante sasso e fosse quindi precipitato nel lago.
Ma nel segno di Croce del Vescovo l'acqua divenne compatta e consistente come terreno ed egli cominciò a camminarvi sopra, dando un'altra prova della vittoria della sua fede.
Giunto felicemente alla riva si presentò nuovamente al giudice il quale lo accusò di magia e lo condannò ad essere decapitato.
Allora fu condotto fuori dalla città nel luogo destinato ai malfattori, ma prima di offrirsi alla morte, ringraziò Dio del martirio e lo pregò di ascoltare le preghiere di quanti lo avrebbero invocato per essere guariti dalle malattie della gola e da ogni altro male dell' anima e del corpo, si udì una voce dall'alto che assicurava che la sua preghiera era stata esaudita in cielo e quindi, subito, si compì il martirio.

Insieme a lui furono uccisi due fanciulli figli di una delle sette donne martirizzate in giorno prima, che avevano voluto seguire la madre nella testimonianza eroica della propria fede.
Durante la notte, Elisa una pia cristiana di Sebaste, seppellì il suo corpo in un luogo dove poi fu eretto un Tempio meta continua di pellegrinaggi e miracoli.

Era il 3 febbraio dell'anno 319 dopo Cristo.

Nella città di Milano, dove il culto di san Biagio è molto vivo, è tradizione mangiare insieme in famiglia ciò che è rimasto del panettone natalizio. Dopo Natale si vendono infatti a poco prezzo i cosiddetti panettoni di san Biagio, gli ultimi rimasti invenduti nei negozi dal periodo festivo.

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