martedì 20 aprile 2010

I Basaldella, Dino Mirko, Afro





Il primogenito era Dino (1909-1977); a un anno di distanza nasceva Mirko (1910-1969). Afro Libio, il fratello minore (1912-1976), prendeva il nome dall'entusiasmo del padre –pittore e decoratore- per i successi italiani nella campagna di Libia. Insieme esordirono giovanissimi nella "Scuola friulana d'avanguardia", legando a una terra d'origine marginale esordi già improntati a quella modernità che li avrebbe condotti per vie differenti sulla scena internazionale. Erano e sono ancor oggi chiamati "I Basaldella" e ai Basaldella è dedicato il grande evento.
L'esposizione conta 170 brani tra disegni di studio, bozzetti, dipinti, sculture in rilievo e tuttotondo, in creta, bronzo e legno. Che dal piccolo formato affrontano la dimensione monumentale, come nel salone a doppia altezza, ove alle pareti i dipinti di Afro avvolgono lo svettare di totem, sacerdoti e grandi sculture sacrali dei fratelli Dino e Mirko.

Il nucleo espositivo portante è rappresentato dalle cento opere di Afro, tra cui spiccano per il carattere esclusivo e la novità di ricerca, due autoritratti inediti (del 1931 e del 1934), che costituiscono il valore aggiunto della sala "di famiglia" in cui vi sono le opere dei fratelli riferite ai membri della famiglia stessa. Tra gli inediti di Afro anche "Borgo San Lazzaro" (1938), veduta udinese che esce dal collezionismo locale con la freschezza di un impianto giovanile ancora figurativo. Per Mirko, presente in esposizione con trentacinque opere, l'attenzione è puntata sul Ritratto di Capogrossi modellato nel 1939, che per la prima volta lascia la Fondazione e Archivio Capogrossi di Roma.

La provenienza dei brani vanta prestigiose collezioni pubbliche e private: di Afro si possono ammirare, oltre a brani giovanili ancora d'impianto figurativo come Autunno (1935), le tele postcubiste dell'immediato dopoguerra, come Concertino (1948), i brani "Astratto-concreti" propri del sodalizio con Il gruppo degli 8, come Ricordi d'infanzia (1953) sino alle più cronologicamente avanzate opere informali. Tra i brani scultorei di Dino figurano tanto opere come il Pescatore d'anguille (1934), quanto i Ferri cui nel 1964 la Biennale veneziana dedicò una sala. Di Mirko, il più poliedrico, saranno presenti L'Assetato (1935-36), Superficie aperta (1953) sino al Gran Sacerdote rosso in legno d'abete presentato nel 1964 negli Stati Uniti alla Bundy Art Gallery di Westfield, all'Institute of Contemporary Art di Boston e donato dal fratello Dino nel 1976 al Museo Revoltella di Trieste.

Villa Manin
Passariano di Codroipo (Udine)
fino al 29 agosto 2010

prenotazioni:
Call center 0422 429999
www.lineadombra.it
catalogo edito da Linea d'ombra Libri

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