lunedì 31 maggio 2010

Hover (viaggio nell’infanzia delle cose)

Hover è un robottino per le pulizie domestiche e la famiglia che lo ha acquistato gli rende la vita felice e serena. Ma Hover è anche un elettrodomestico che pensa troppo, non è come gli altri che fanno semplicemente il loro lavoro. Lui si pone molte domande sulla sua esistenza, cercando risposte nei film di fantascienza e soddisfazione in quello che fa.

La sua vita cambierà completamente quando i suoi padroni, che costituiscono la sua famiglia, decideranno di sbarazzarsi di lui, per un difetto congenito; Hover finisce in una discarica dove incontrerà molti altri oggetti inutilizzati, soprattutto giocattoli che il consumismo ha velocemente condannato a morte.
Luca Rossi al suo primo romanzo, edito nella collana iPop curata da Tommaso Labranca, ci regala numerose citazioni, immagini e, incredibilmente, anche una colonna sonora in questo racconto di una vita condizionata dalla ricarica di una batteria e da un ciclo sfrenato del consumo.

Un libro che piacerà sicuramente a tutti i “nativi” degli anni Ottanta, una generazione che sembra particolarmente lontana dopo l’affermarsi dell’era della tecnocrazia e che per questo rileggerà piacevolmente una parte della sua vita in questo Viaggio nell’infanzia delle cose.
Cosa resterà degli anni ottanta? Chiedetelo ad Hover.

I capitoli sono scanditi dai livelli di batteria di Hover che condizionano inevitabilmente la sua esistenza e ricordano al lettore, che la voce che racconta è quella di una macchina, che ha sentimenti e riflessioni ma la cui esistenza è condizionata dalla sua finalità.

Infatti uno degli aspetti più interessanti del libro è il punto di vista adottato, che corrisponde a quello di Hover che attraverso i suoi occhi ci racconta di un mondo abbandonato e che possiamo solo ricordare con nostalgia. A questo aspetto si aggiunge però qualcosa in più, la delicatezza del racconto e una forma di poesia dell’elettronico che ricorda le atmosfere di alcuni film Pixar come Toy Story (per i giocattoli che continuano a vivere dopo essere stati malinconicamente abbandonati), Wall-e (per l’idea della discarica) e Nemo (il difetto congenito alla spazzola di Hover riporta alla mente la pinnetta atrofica del pesciolino), ma anche nel protagonista Marvin the paranoid android della “Guida galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams.

Luca Rossi al suo primo romanzo, edito nella collana iPop curata da Tommaso Labranca, ci regala numerose citazioni, immagini e, incredibilmente, anche una colonna sonora in questo racconto di una vita condizionata dalla ricarica di una batteria e da un ciclo sfrenato del consumo.

Un libro che piacerà sicuramente a tutti i “nativi” degli anni Ottanta, una generazione che sembra particolarmente lontana dopo l’affermarsi dell’era della tecnocrazia e che per questo rileggerà piacevolmente una parte della sua vita in questo Viaggio nell’infanzia delle cose.
Cosa resterà degli anni ottanta? Chiedetelo ad Hover.

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