lunedì 14 marzo 2011

GIUSEPPE PELLIZZA DA VOLPEDO e i luoghi pellizziani

LA BIOGRAFIA
Giuseppe Pellizza nasce a Volpedo nel 1868 da una famiglia di piccoli proprietari terrieri. Agli inizi degli anni novanta, completata la formazione attraverso esperienze molto alte in alcune fra le più importanti accademie del tempo (Brera a Milano, l'Accademia di San Luca e l’Accademia di Francia a Roma, quella di Fattori a Firenze, la Carrara a Bergamo, la Ligustica a Genova), decide di vivere e lavorare stabilmente a Volpedo e di allestire il proprio atelier in un rustico adiacente l'abitazione.
Sulla base di una matrice di impianto verista, la sua ricerca pittorica si infittisce nella prima metà degli anni novanta dal punto di vista formale: il confronto con gli esiti contemporanei di Segantini, Previati e Morbelli, cui sarà legato da profonda amicizia, e soprattutto il dibattito con Nomellini lo indurranno a sperimentare e poi a sposare la tecnica divisionista. Il cerchio degli affetti familiari si salda nel matrimonio con Teresa Bidone nel 1892 e nella nascita delle due figlie Maria e Nerina.
Tutta la prima metà degli anni novanta è impegnata nella definizione della tecnica, che viene sperimentata già nel 1893 in Sul fienile e raggiunge esiti di alto valore scientifico in Panni al sole del 1895, nonché nel raccordo ad essa di scelte tematiche che lo portano ad attraversare esperienze legate al verismo (Speranze deluse, 1895) e al simbolismo (Lo specchio della vita, 1898).
Parallelamente, già dal 1892 con Ambasciatori della fame, comincia a prendere consistenza il progetto di una pittura di matrice sociale: gli studi approfonditi di ordine filosofico e storico, l'analisi dell'attualità, la riflessione sulle possibilità della resa di un'idea forte sono tradotti nella rappresentazione simbolica di Fiumana (1895), per essere quasi immediatamente ripresi nell'esaltante impresa de Il Quarto Stato, tela cui il pittore lavora ininterrottamente dal 1898 al 1901.
La consapevolezza del proprio ruolo e della propria cultura si esprimono pienamente nell'Autoritratto.
La maturità consolidata lo porta a concepire opere di grande respiro simbolico come Il sole (1904) e il pentittico dell'amore nelle età della vita.
A questo progetto sta ancora lavorando quando muore, a Volpedo, nel 1907.


IL LEGAME CON IL PAESE NATALE
”Io vivo per la massima parte dell’anno qui a Volpedo”
“Ho vissuto intensamente in questi mesi durante i quali il silenzio si è frapposto a noi, ho vissuto una intensa vita intellettuale qui, in questa mia valle e nel mio studio ove passo la maggior parte delle giornate, brevi pei miei sogni. Ho avuto febbre di lavoro e rilassamenti terribili, ho amato ed ho pianto, mi son sentito sull’altare e nella polvere” (Lettera a Neera,
16 ottobre 1896).
“Io vivo sempre per la massima parte dell’anno qui a Volpedo; ho fatto allargare lo studio in modo da poter lavorare comodamente anche a quadri grandi” (Ibid.)
“Io lavoro, lavoro, lavoro e sempre qui in questo mio eremo ove sto assai più comodamente di prima poiché ho fatto allargare lo studio tanto da potervi fare quadri di considerevole dimensione. Apparentemente mi trovo isolato, ma in realtà non lo sono per le relazioni amichevoli che mantengo con molti artisti e letterati”
(Lettera all’amico Alberto Callatrone, 12 dicembre 1896).

VOLPEDO
LO STUDIO
Lo Studio, collocato nella periferia occidentale del paese, è tornato all’aspetto originario a seguito di attenti restauri eseguiti tra il 1990 e il 1994. Consiste in un unico ampio locale (m 7 x 8,30 x 5,60) che Pellizza fece costruire di fianco alla propria abitazione a incominciare dal 1888. Nel 1896 l’ambiente venne ingrandito e dotato di un grande lucernario per il quale il pittore stesso aveva preparato i disegni. Nel 1966 le figlie Maria e Nerina lo donarono al Comune di Volpedo affinché venisse aperto agli studiosi e al pubblico “a scopo di istruzione”. Fu allora che venne costruita l’attuale rampa di accesso dall’esterno, mentre originariamente l’ingresso al locale avveniva direttamente dall'abitazione.
Nello Studio sono conservati gli strumenti di lavoro, gli oggetti di uso quotidiano, i libri, il cospicuo epistolario e alcune opere significative del pittore di Volpedo, tra le quali emergono il Ritratto del padre e della Madre, un autoritratto a olio giovanile e un altro della maturità a carboncino conté su tela, in stretta relazione con l’Autoritratto degli Uffizi, nonché due veline di preparazione a Il Quarto Stato.
Lo Studio, raro esempio di atelier ottocentesco aperto alla fruizione pubblica, si presenta oggi non soltanto come un contenitore prezioso delle memorie di Pellizza, ma come un ambiente vivo in grado di aiutare il visitatore a comprendere nel profondo la sensibilità, i toni e la cultura del pittore di Volpedo.

VOLPEDO
I LUOGHI DI PELLIZZA
Tra il 2000 e il 2001 è stato realizzato in Volpedo un itinerario dedicato ai “luoghi pellizziani”: riproduzioni in grande formato di dieci opere del pittore sono state collocate nelle vie del paese, in punti opportunamente selezionati, a diretto confronto con gli scorci di paesaggio che le hanno ispirate. Il supporto che regge i pannelli è un calco del cavalletto che Pellizza utilizzava per la pittura all’aperto, da lui praticata con costanza per tutta la vita. Il cavalletto è tuttora conservato allo Studio.
Il percorso, realizzato in collaborazione tra il Comune di Volpedo, la Provincia di Alessandria e
la Regione Piemonte, nell'ambito del progetto "Valorizzazione dei luoghi degli artisti della provincia di Alessandria", costituisce un autentico museo en plein air, attraverso il quale il visitatore viene accompagnato in un viaggio iniziatico nella Volpedo pellizziana.

VOLPEDO
LA PIAZZA QUARTO STATO
“Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d’una giornata d’estate, due contadini s’avanzano verso lo spettatore, sono due designati dall’ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune…”. Con queste parole Pellizza descriveva nel 1892 il progetto per un quadro di tema sociale destinato a incarnare l’ideale “non di un’arte per l’arte ma quello di un’arte per l’umanità”. Un progetto che si sarebbe pienamente configurato ne Il Quarto Stato (1898-1901), passando attraverso le precedenti tele di Ambasciatori della fame (1891-1892) e Fiumana (1895).
La piazzetta in cui Pellizza ambientò la grande tela (cm 293 x 545) presenta ancora oggi le dimensioni e le prospettive di fine Ottocento, grazie a una serie di recuperi importanti condotti in quest’ultimo decennio.
Lo spettatore, collocandosi nella stessa postazione in cui Pellizza dipingeva (il sito è indicato con un lampione), avendo dietro di sé la facciata di palazzo Malaspina, può immaginare senza fatica la scena del quadro, aiutato dal contesto ambientale sostanzialmente integro e dai riquadri di pietra opportunamente disposti nell’acciottolato della piazza, a segnalare la posizione dei tre personaggi in primo piano e della massa di persone alle loro spalle.
La meridiana, presente ai tempi di Pellizza sulla facciata della casa contrapposta al palazzo signorile, da poco ridisegnata su progetto di Luciano Agnes, è tornata a segnare i ritmi di un luogo in cui i silenzi e i colori sono gli stessi di cent’anni fa.

VOLPEDO
IL MUSEO DIDATTICO
Per presentare il mondo e l’arte di Pellizza anche agli studenti e a un pubblico non specialistico è stato allestito nel Palazzo del Torraglio, in piazza Quarto Stato, un museo didattico, a cura di Aurora Scotti, direttore scientifico dei Musei di Pellizza.
Il percorso si snoda in sei locali. Pannelli esplicativi, immagini fotografiche, documenti e oggetti vari presentano in sezioni diverse Volpedo e Pellizza, la sua famiglia e la sua biografia, esaminando il percorso pittorico dell’artista nel passaggio dal realismo al simbolismo, con attenzione ai cicli ispirati ai temi dell’amore e della natura. Particolare cura è stata riservata alla “costruzione” dell’opera d’arte, soprattutto attraverso gli esempi di Processione (composizione cruciale nel momento di passaggio alla tecnica divisionista) e de Il Quarto Stato, alla cui elaborazione decennale è dedicato ampio spazio.
Seguono poi sezioni specifiche sulla tecnica che permettono di avvicinare l’officina pellizziana nel modo più approfondito, scandagliando tutti gli aspetti materiali del fare arte: il colore innanzitutto - i pigmenti usati da Pellizza, i supporti, le tele, le cornici -, ma anche la composizione nel complesso articolarsi di ritmi, forme e luci.
Altissima e unanimemente apprezzata è la valenza didattica del Museo. La filosofia che ad esso è sottesa e l’intero impianto ben si prestano a introdurre nel mondo dell’arte gli allievi più giovani, così come offrono spunti di approfondimento e di ricerca anche a livello universitario.


Orari di apertura dello Studio del pittore Giuseppe Pellizza da Volpedo e del Museo didattico
Indirizzi:
Studio del pittore
Via Rosano 1/A
Museo didattico
Palazzo del Torraglio - Piazza Quarto Stato 1

Maggio - Settembre: Sabato e Festivi ore 16:00-19:00;
Ottobre - Aprile: Sabato e Festivi ore 15:00-17:00.
www.pellizza.it


Lo specchio della vita

Il sole

Quarto Stato

Fiumana

Sul fienile

Speranze deluse

Ritratto di Santina Negri (Ricordo di un dolore)

Processione

Panni al sole

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