mercoledì 16 marzo 2011

LO STUPORE NELLO SGUARDO La fortuna di Rousseau in Italia da Soffici a Breveglieri


L’esposizione, curata da Elena Pontiggia, presenterà sessanta opere in grado di analizzare, per la prima volta, l’influsso che il Doganiere Rousseau ha esercitato negli anni Dieci del Novecento su artisti come Soffici, Carrà, Rosai, Garbari, Morandi e, negli anni Venti e Trenta, su Donghi, Usellini, Birolli, Tomea, Breveglieri e altri.

Scoperto già nel 1910 da Soffici che lo fa conoscere in Italia, Henri Rousseau (1844-1910) detto il Doganiere, diventa in tempo di guerra, per tanti nostri artisti d’avanguardia, l’esempio di una pittura carica di stupore, tra il sogno e la fiaba. Il suo sguardo da bambino ispira loro un’arte apparentemente “ingenua”, ma in realtà raffinatissima, che sostituisce al dinamismo futurista immagini incantate e senza tempo, in anticipo sul realismo magico europeo. L’esempio del pittore francese, erroneamente definito “naïf”, suggerisce infatti alle avanguardie italiane una nuova via alla modernità: la via dello stupore.

Il percorso espositivo si apre con opere emblematiche del Doganiere, come Paesaggio di Passy, 1898, definito dalla critica francese “di eleganza eccezionale”, o come Pavillon, 1901, appartenuto a Soffici, e l’inedito disegno Il cane, 1901, appartenuto a Carrà.

Seguono le opere di Soffici, tra cui le monumentali decorazioni di Bulciano (1914), eseguite per la casa di Papini, e i famosi Trofeini (1914-1915), le poetiche nature morte ispirate alle insegne dei venditori di cocomero. A lui si affianca Carrà con alcuni dei suoi massimi capolavori “rousseauiani”, come La stella del Cafè Chantant, Ricordi d’infanzia e La carrozzella del MART di Rovereto, tutti del 1916; quindi Garbari, Zanini e Rosai con i suoi omini, le osterie e le vie d’Oltrarno dei primi anni Venti.
La mostra indaga poi l’influsso di Rousseau a Roma, su Donghi e Francalancia, e a Milano, dove negli anni Trenta si sviluppa un vasto movimento “primitivista”, con Birolli (qui con i suggestivi Arlecchino musicante e Taxi rosso nella neve, 1931), Lilloni (Arenzano, mai esposto dopo il 1933), Tomea, Usellini e altri.

Un omaggio particolare è riservato a Cesare Breveglieri (1902-1948), a trent’anni dalla sua ultima antologica. Dell’artista milanese sono esposte tutte le opere più importanti, nelle quali dipinge una Milano “ingenua”, trasognata e magica .
In accordo con i Servizi Educativi della Pinacoteca di Brera, infine, sarà realizzato un “focus”, con approfondimenti e conferenze, sull’opera di Morandi più ispirata a Rousseau: Fiori, 1916, della collezione Jesi.

Accompagna la mostra un catalogo con testi di Elena Pontiggia, Luigi Cavallo, Claudio Garbari, e documenti inediti e approfonditi apparati critici.


Milano, Fondazione Stelline (corso Magenta 61)
Gallery I e Gallery II

24 marzo – 1 giugno 2011
Inaugurazione mercoledì 23 marzo ore 18,30

Orari: martedì – domenica, 10 – 20 (chiuso lunedì)
Biglietti: intero € 8; ridotto € 6; scuole € 3
Website: http://www.stelline.it/

Infoline: +39.0245462.411

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